19/10/2006

Frase di congedo: ultimo post.

Molte persone credono di pensare ma in realtà stanno solo riorganizzando i loro pregiudizi

(William James)

16/10/2006

Closed

Sedano va, ora, definitivamente,
lasciando una traccia silenziosa...
troppa polvere in questo blog.

Ora si chiude.

Forse lo troverete in un altro
blog

Ma sarà un'altra carta d'identità
seppur autentica

forse se sarete attenti lo scoverete.

molti di voi resteranno
sempre dentro di me

sono attimi della mia stessa esistenza
ineludibili e incancellabili

in fondo se chiudo smetterò
di prendere polvere inutilmente.

quello che è stato resterà

Saluti.

12/10/2006

Precaarietà















Flessibilità. E' cominciato tutto da lì.
Ho sentito questo termine quando ero ancora studente alle superiori.
In parole povere significa capacità d'adattarsi a condizioni mutevoli. In termini concreti
"...s'intendono misure legislative in grado di rendere il rapporto lavorativo di tipo subordinato meno oneroso e meno vincolante, senza però far venir meno i diritti acquisiti del lavoratore"....
e ancora (...) "La flessibilità non è da considerarsi solo come il continuo pellegrinaggio da un lavoro all'altro, ma anche come un mutamento significativo della percezione di sé, visto che uomini e donne sperimentano quotidianamente la difficoltà, se non l'impossibilità di trasformare le "proprie esperienze in narrazioni continuate ".
Partendo da queste definizioni, seppur sommarie, si deduce la complessità d'un concetto che coinvolge le nostre vite nella loro dimensione socio -lavorativa. In apparenza, il concetto di flessibilità, è un concetto suadente, che apre prospettive nuove per l'individuo non più vincolato ad un'unica realtà lavorativa: possibilità di cambiare più volte lavoro, possibilità e onere d'aggiornarsi continuamente, possibilità di misurarsi in vari contesti lavorativi e sociali.
Purtroppo l'accezione apparentemente positiva data ad un concetto sradicato da una realtà politico - sociale, misurandosi appunto con tale realtà, "s'inquina" -per così dire- della sua accezione negativa- del suo contrario: ovverosia precarietà.


"La percezione di precarietà oggi è avvertita da ognuno di noi sopratutto dal punto di vista lavorativo mentre non ci si accorge che le nostre  vite sono precarie più di quanto sembra. "
Precarietà dunque non solo a livello lavorativo ma anche a livello sociale, impossibilità di potersi creare una serie di "certezze" che fino a pochi anni fa sembrava impensabile non avere.
Quindi parliamo di incertezza- incertezza del presente e incertezza del futuro.


Se ci fermiamo all'Italia le ragioni sono sicuramente molteplici- elencarle tutte in questo breve articolo mi sembra un azzardo.
In realtà, la precarietà-  investe ogni ambito della nostra esistenza, come una macchia d'olio si stende sulle nostre vite- vedi ad esempio-  la " licealizzazione " delle università, la progressiva erosione di quei sacrosanti diritti che i nostri padri si sono conquistati a prezzi di vite esorbitanti, il prosciugamento dei fondi alla ricerca, l'inadeguatezza di un comparto industriale che va a cercare la fonte delle proprie entrate nello stato di ricatto cui sono sottoposti i lavoratori.
"Rottura di ogni vincolo sociale e solidaristico.  Divisione e non integrazione e questo il nuovo paradigma . Ma sopratutto la perdita costante della memoria  e l'aspetto più preoccupante. . La memoria  intesa come anello di congiunzione fra passato e presente elemento di trasposizione di esperienze, lotte,  e  ideali. Si ideali questa parola che oggi e un termine in disuso e forse stata l'ultima diga  alla precarietà delle nostre vite.  "
Viene dunque da chiedersi se non si stia semplicemente regredendo all'età dell'industrialismo paleolitico, ove si lottava per ottenere il diritto ad avere non le "otto"- ma le dieci ore lavorative- se non si sia tornati al tempo in cui la malattia era una condanna senza possibilità di appello per il lavoratore.
Ci si domanda, allo stesso modo, dove stia andando e dove voglia andare il cosiddetto "turbo -capitalismo" che tutto fagocita come una falange armata nel braccio di pochissimi signori dell'economia.
E si ritorna ai concetti iniziali: flessibilità:
Si. A patto  di non far "venir meno i diritti acquisiti del lavoratore"
Si- A patto di non destrutturate i pochi ambiti di certezza sociale e di conquista raggiunti in tanti anni di sacrifici.
Fossero stati chiari fin dall'inizio chiamandola per quello che è: regressione- unicamente per il lavoratore- che si riscopre più schiavo  e meno operaio- non ci saremo presi il disturbo di scriverci sopra; magari saremo scesi nelle piazze a reclamare i nostri diritti. Magari!